Quel 23 maggio 2007 ce lo ricordiamo tutti. E ce lo ricordiamo perché, dopo la finale di Istanbul, erano di nuovo i Reds ad aspettarci al varco, in quel di Atene. A farci dire “eh no, questa volta no, questa volta non andrà così”. Atene era già stata teatro di trionfi per i rossoneri e non poteva tradirci. Sotto il cielo della culla della nostra civiltà, Paolo Maldini alzò l’ultima Champions League dell’era Berlusconi. Il sigillo definitivo del Milan leggendario di Carlo Ancelotti. L’ultimo ruggito di una squadra costruita negli anni e capace di fare solo una cosa: lottare per conquistarsi l’Europa. E riuscirci.

Quando Inzaghi infilò la prima rete al 45′, i fantasmi di Istanbul continuavamo a vederli tutti. Fu tutto molto più bello quando Superpippo, spietato, mise dentro anche il 2-0 all’82’. Il divario era sufficientemente ampio che la rete di Kuyt all’89’ sì, fece pensare a qualche fantasma, ma non succederà di nuovo.

Al fischio finale è stato tripudio. L’ultimo grande Milan europeo aveva conquistato Atene. Il gioiello Kakà era campione d’Europa. Un Europa conquistata con i gol di Inzaghi, con una centrocampo fuori parametro composto, in quel 23 maggio 2007, da Seedorf, Ambrosini, Pirlo e Gattuso. Una difesa che come centrali schierò Maldini e Nesta, affiancati da Jankulovski e Oddo. In porta, il solito Dida che è rimasto nei nostri sogni come l’eroe dell’Old Trafford.

Quel 23 maggio 2007 ce lo ricorderemo a lungo, anche quando sopraggiungeranno nuove vittorie: perché quello era un grandissimo Milan. Perché in campo avevamo alcuni grandissimi uomini. Perché in panchina avevamo un maestro che avrebbe insegnato calcio in tutta Europa.

Dieci anni dopo, mentre la Champions League portata a Milano è a disposizione dei tifosi a Casa Milan, grazie a quella squadra leggendaria e a chi, avendo ancora un progetto ambizioso, l’aveva messa su.

Il posto del Milan è l’Europa, e quella fu una serata da Milan.