Il Milan di questa stagione ha raggiunto due risultati davvero insperati: il primo, la qualificazione in Europa League, a cui Vincenzo Montella ha trascinato i suoi ragazzi instillando in loro un carattere innegabile, che spesso ha consentito di capovolgere partite che si erano messe male. Il secondo, la vittoria della Supercoppa Italiana, contro una macchina perfetta, la Juventus, costruita con in mente solo una cosa: vincere. Esattamente l’opposto di quanto fatto dal Milan in questi ultimi anni.

Il 28 maggio 2017, con la meritata vittoria del Cagliari all’ultima al Sant’Elia, si chiude per sempre l’epoca del Milan del Condor. Salutiamo una squadra che è riuscita a riportare i colori del Milan in Europa, di giocatori che sono perlopiù onesti mestieranti mescolati a qualche interessante prospetto. Perché questo era diventato il Milan, costretto ad attendere con ansia una qualificazione al preliminare di Europa League come un Sassuolo qualsiasi.

Dalla nuova dirigenza ci aspettiamo, come da loro stessi promesso, un progetto serio, investimenti ambiziosi. Una cosa, più di tutte: onorare il nome del Milan.
La trasparenza mostrata fino ad ora dall’AD Fassone indica la via, la sua alta considerazione per i tifosi è lontanissima dai riferimenti ai mister X e ai se non esce nessuno non entra nessuno a cui ci eravamo abituati. Il Milan deve fare il Milan, non deve essere una comparsa ansimante che indossa i colori di una gloriosa squadra del passato.

Questo è il punto da cui ripartire. Il fatto che per segnare al Cagliari (76 gol subiti in 38 turni di campionato) siano serviti non uno, ma ben due rigori.
Questo è quello che è stato lasciato in mano alla nuova proprietà. Dalle ceneri di quella squadra un tempo chiamata Milan, è tempo che risorga finalmente il Diavolo.