Il tifoso non ha più pazienza. Quelli del Milan, dopo anni di mediocrità e parametro zero, ne hanno meno di tutti. Lo dimostra l’isteria collettiva che circonda l’ambiente rossonero, tra chi voleva cacciare Montella, chi vuole cacciare Gattuso, chi vuole cacciare Mirabelli, chi vuole cacciare Fassone, chi rivuole Galliani, chi rivuole Berlusconi, chi spera in Elliott, chi in uno sceicco a caso, chi nella retrocessione per ripartire davvero da zero. Va da sé, senza aggiungere nemmeno troppi commenti, che questa sia pura isteria. Ci troviamo di fronte ad uno dei massimi casi di tutto e subito, di tifosi che, dopo anni di vacche magre, speravano che bastasse spendere 230 milioni sul mercato per schioccare le dita e rimediare a circa dieci anni di mancata programmazione e di navigazione a vista. Invece, come qualcuno avrebbe già dovuto notare nel caso di progetti ugualmente ambiziosi e ancora più esosi nel decorrere degli anni, come quelli di Manchester City e Paris Saint-Germain, non è esattamente così che funziona.

Il fulcro della questione è che Roma non fu costruita in un giorno. E, vi sorprenderà scoprirlo, non fu costruito in un giorno il Milan di Berlusconinon è stata costruita in un giorno la Juventus di Marotta e Andrea Agnelli.



Il primo anno del Milan di Berlusconi: 1986/1987

Silvio Berlusconi, secondo presidente calcistico più vincente al mondo dopo Bernabeu, divenne proprietario del Milan nel febbraio 1986, subentrando quindi a stagione in corso esattamente come Yonghong Li. Quel Milan arrivò poi settimo. Nella stagione successiva, 1986/1987, il primissimo Milan di Berlusconi arrivò quinto, qualificandosi per la Coppa UEFA dell’anno dopo. Inoltre, a stagione in corso subentrò in panchina Fabio Capello, che sostituì Nils Liedholm. La curiosità? Prima di allora, Capello era l’allenatore della Primavera del Milan.

Nel primo anno di Berlusconi, Fabio Capello subentrò a Liedholm come allenatore della prima squadra, lasciando così l’incarico di allenatore della Primavera.

Quell’anno il Milan, come accennavamo, arrivò quinto, mettendo insieme un totale di 13 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte. La differenza reti fu +10, con un complessivo di 35 punti in 30 turni (era l’epoca dei 2 punti a vittoria, ndr).

Il miglior marcatore della Serie A fu proprio del Milan, ossia Pietro Paolo Virdis, che mise insieme 17 reti nei 30 turni del campionato.
In Coppa Italia, invece, il Milan uscì dalla competizione agli ottavi.

Gli acquisti del primo anno di Berlusconi

In quell’estate, il Milan fece sette acquistiundici cessioni, cambiando quindi diversi volti. Gli arrivi furono:

  • Giovanni Galli (Fiorentina)
  • Dario Bonetti (Roma)
  • Catello Cimmino (Ascoli)
  • Roberto Donadoni (Atalanta)
  • Stefano Borgonovo (Como)
  • Giuseppe Galderisi (Verona)
  • Daniele Massaro (Fiorentina)

Le cessioni, invece, videro partire in estate:

  • Giulio Terraneo (Lazio)
  • Antonio Vettore (Prato)
  • Carmelo Mancuso (Messina)
  • Luigi Russo (Como)
  • Mario Bortolazzi (prestito, Parma)
  • Gabriello Carotti (Vicenza)
  • Alfonso Di Marco (Pro Patria)
  • Andrea Icardi (Atalanta)
  • Stefano Borgonovo (prestito, Como)
  • Paolo Rossi (Verona)
  • Valentino Spelta (Prato)

Da notare anche le cessioni a gennaio, sessione in cui non ci furono altri acquisti:

  • Alessandro Costacurta (prestito, Monza)
  • Catello Cimmino (prestito, Ascoli)
  • Marco Macina (Reggiana)

Quanto prima di vincere con il presidente Berlusconi?

Ma allora, dopo un primo anno con cambio di allenatore in corsa e con un numero di sconfitte abbastanza alto, quanto servì al Milan del nuovo presidente Silvio Berlusconi per portare a casa un primo trofeo?

Terminata la prima stagione della nuova proprietà, in panchina arrivò Sacchi e in campo Van Basten, Gullit e Ancelotti.

Il nuovo Milan di Berlusconi arrivò allo scudetto nella stagione 1987-1988, ossia la seconda con la nuova proprietà e l’esordio di Arrigo Sacchi. Tra il primo anno e il secondo, però, Berlusconi comprò sul mercato Marco Van BastenRuud Gullit, oltre a Carlo Ancelotti e al ritorno di Alessandro Costacurta: tutti giocatori che sarebbero diventati colonne portanti del Milan vincente. La prima Champions League del ciclo Berlusconi arrivò nel 1988-1989, un’altra stagione dopo.

Baresi e Maradona nel campionato 1987/1988 che vide il primo Scudetto del Milan di Berlusconi.

Un esempio dei giorni nostri: la Juventus di Andrea Agnelli

Dal momento che l’esempio del Milan vincente di Silvio Berlusconi è abbastanza remoto nel tempo, possiamo venire nei giorni nostri per renderci conto che è difficile immaginare di vincere con uno schiocco di dita nel primo anno dopo un cambio di proprietà. Un esempio solido è rappresentato dalla Juventus di Andrea Agnelli, affidata al DG Giuseppe Marotta.

Andrea Agnelli rilevò la squadra bianconera dopo un settimo posto. Affidò la squadra a Beppe Marotta, arrivato dalla Sampdoria dopo gli ottimi risultati ottenuti insieme a Luigi Del Neri, che a sua volta si accomodò sulla panchina bianconera in veste di allenatore.

Nella sua prima stagione, tuttavia, la squadra torinese non ebbe i risultati sperati dalla nuova proprietà: era il 2010/2011 e i bianconeri arrivarono solamente settimi, con 15 vittorie, 13 pareggi e 10 sconfitte in 38 turni. La differenza reti fu di +10, i punti totali furono 58.

Il mercato della prima Juventus di Andrea Agnelli

In quell’estate, Andrea Agnelli aveva provato una rivoluzione per la squadra, con tanti acquisti:

  • Marco Storari (Milan)
  • Leonardo Bonucci (Bari)
  • Marco Motta (Udinese)
  • Leandro Rinaudo (Napoli)
  • Armand Traoré (Arsenal)
  • Alberto Aquilani (Liverpool)
  • Albin Ekdal (Siena)
  • Milos Krasic (CSKA Mosca)
  • Davide Lanzafame (Palermo)
  • Jorge André Martinez (Catania)
  • Simone Pepe (Udinese)
  • Tiago (Atletico Madrid)
  • Cristian Pasquato (Triestina)
  • Fabio Quagliarella (Napoli)

Furono tantissime anche le cessioni, con un notevole cambio di volti e alcuni partenti tra quelli che erano rientrati dai prestiti:

  • Antonio Chimenti (svincolato)
  • Antonio Mirante (Parma)
  • Lorenzo Ariaudo (Cagliari)
  • Martin Caceres (fine prestito, tornato al Barcellona)
  • Fabio Cannavaro (svincolato)
  • Domenico Criscito (Genoa)
  • Cristian Molinaro (Stoccarda)
  • Jonathan Zebina (svincolato)
  • Sergio Bernardo Almiròn (Bari)
  • Mauro Camoranesi (svincolato)
  • Antonio Candreva (fine prestito, tornato all’Udinese)
  • Diego (Wolfsburg)
  • Albin Ekdal (Bologna)
  • Iago Falqué (prestito, Tottenham)
  • Luca Marrone (prestito, Siena)
  • Christian Poulsen (Liverpool)
  • Tiago (prestito, Atletico Madrid)
  • Simone Esposito (Ascoli)
  • Sebastian Giovinco (prestito, Parma)
  • Ciro Immobile (prestito, Siena)
  • Raffaele Palladino (Genoa)
  • Michele Paolucci (Siena)
  • Cristian Pasquato (prestito, Modena)
  • David Trezeguet (svincolato)
  • Marcelo Zalayeta (Napoli)

Un elemento che è interessante notare è che buona parte degli acquisti del primo anno di Andrea Agnelli furono ceduti nel corso del secondo anno, come Tiago (svincolato), Martinez (Cesena), Aquilani (Liverpool), Almiròn (Catania), Traoré (Arsenal), in un calciomercato che vide anche la cessione di Felipe Melo e il prestito di Immobile al Pescara.

Quanto tempo per vincere per la Juventus di Andrea Agnelli?

Per vincere il suo primo trofeo, la nuova Juventus di Andrea Agnelli ha dovuto aspettare la seconda stagione, ossia il campionato 2011/2012 che Antonio Conte, nuovo allenatore della squadra al posto di Gigi Del Neri, riuscì a portare in porto da vincitore su Massimiliano Allegri, tecnico del Milan già scudettato l’anno prima.

Per riuscirci, però, Marotta garantì a Conte anche i colpi Arturo VidalAndrea Pirlo (svincolato dal Milan) e Mirko Vucinic, che furono tutti fondamentali nello scacchiere bianconero di quella stagione.

E le grandi europee degli sceicchi?

Quest’estate, per i tanti milioni di euro spesi, qualcuno ha affiancato il Milan di Yonghong Li alle spese folli dello sceicco Khaldoon Al Mubarak al Manchester City o di Nasser Al-Khelaïfi al Paris Saint-Germain. Vale però la pena notare che nemmeno questi giganti sono riusciti a vincere subito dopo il cambio di proprietà, nemmeno con le loro spese monstre.

Il primo anno di Al Mubarak al Manchester City

L’anno di debutto della nuova proprietà del Manchester City fu il 2008/2009. L’unico grande acquisto della nuova proprietà fu, in estate, Robinho, arrivato dal Real Madrid per 43 milioni di euro. Le spese complessive furono di circa 100 milioni per gli acquisti, che furono complessivamente 10 (tra cui anche Wright-Philipps dal Chelsea e Vincent Kompany dall’Amburgo). Le cessioni furono invece 16.

Al primo anno, il Manchester City dello sceicco dovette accontentarsi di arrivare decimo in Premier League.

Gli investimenti dello sceicco, però, valsero solo il decimo posto in Premier League. In Coppa UEFA la squadra uscì ai quarti di finale, in FA Cup al terzo turno.

Il primo trofeo arrivò solo nel 2010/2011, quando i citizens alzarono al cielo la Coppa d’Inghilterra. Solo l’anno successivo, nel 2011/2012, la squadra portò a casa la sua prima Premier League della gestione Al Mubarak. In Europa, nonostante le enormi spese, non ci sono stati ancora trionfi per il progetto del Manchester City, che quest’anno sta andando ottimamente sotto la guida di Pep Guardiola.

Il primo anno di Al-Khelaïfi al PSG

Al-Khelaïfi si insediò al Paris Saint-Germain nella stagione 2011/2012. Parliamo tutt’oggi del presidente disposto a fare le spese più folli di tutti, come lasciano capire i 222 milioni investiti per l’approdo a Parigi di Neymar.

Nel suo primo anno, Al-Khelaïfi comprò tra gli altri Salvatore Sirigu, Jeremy Menez, Mohamed Sissoko, Blaise Matuidi e Javier Pastore. Nel complesso, ci furono 12 acquisti16 cessioni, con quindi anche in questo caso tantissimi cambi di volti. A gennaio, arrivarono anche Thiago Motta, Maxwell e Alex, che diventarono colonne del primo nuovo PSG.

Nel suo primo anno, il PSG di Al-Khelaïfi arrivò secondo in Ligue 1, superato dal Montpellier.

Il mercato di Al-Khelaïfi non valse, tuttavia, la vittoria della Ligue 1: il PSG dovette accontentarsi solo del secondo posto, arrivando alle spalle del Montpellier (che fu nono l’anno successivo). Inoltre, l’allenatore Antoine Kombouaré venne sostituito solo in corsa da Carlo Ancelotti (arrivò alla 21° giornata).

Per vincere, Al-Khelaïfi dovette aspettare l’anno successivo: la squadra svolse l’intera stagione sotto gli ordini di Ancelotti e vide l’arrivo di Lavezzi per 30 milioni, di Thiago Silva per 42 milioni, di Zlatan Ibrahimovic per 21 milioni, di Marco Verratti per 11 milioni e di Van der Wiel per 6 milioni. A gennaio, inoltre, arrivarono anche David BeckhamLucas, definendo di fatto la nuova ossatura del PSG.

Il Milan cedette in un colpo solo al PSG sia Zlatan Ibrahimovic che Thiago Silva.

Dopo questo secondo mercato, la squadra parigina stravinse la Ligue 1, ma non è ancora riuscita a ripetere i medesimi risultati in Europa, con il grande sogno di Al-Khelaïfi che rimane alzare per la prima volta la Champions League.

In conclusione

Ciò che emerge in modo palese da tutti questi dati è che per nessun grande progetto delle nuove proprietà è bastato un solo anno. Anzi, appare in modo chiaro che sono state fondamentali le mosse del secondo, che è stato chiesto ai tifosi di essere pazienti e lasciar sviluppare con calma il progetto. Se i tifosi del Paris Saint-Germain avessero chiesto la testa di Al-Khelaïfi, non avrebbero mai visto con la loro maglia Thiago Silva e Ibrahimovic, per riassumere. Se i tifosi della Juventus avessero chiesto la testa di Marotta per le scommesse del primo mercato dell’era Andrea Agnelli, la squadra bianconera non avrebbe mai dato il via al ciclo che la vede vincere ininterrottamente il campionato dal 2011/2012.

L’isteria in cui versano i milanisti è figlia della fretta di ottenere dei risultati e con la fretta e l’improvvisazione, nessuno lo sa meglio dei sostenitori rossoneri, non si vince.

I progetti non possono svilupparsi e dare risultati nell’arco di un solo anno. Ce lo insegna la Storia e ce lo insegnano i più ambiziosi progetti calcistici recenti, da quello più mirato nelle spese della Juventus a quello più spendaccione del Paris Saint-Germain. Sarà quindi necessario attendere, lasciar lavorare e supportare il Milan, prima di vedere realmente i risultati che potrà portare il nuovo corso di Yonghong Li. L’isteria è solo figlia della fretta e con la fretta e l’improvvisazione, nessuno può saperlo meglio dei milanisti, non si vince.