Dal gol al Milan alla Champions League: cosa fa oggi Alberto Brignoli, il portiere che ha attraversato tutto il calcio.
Il Milan lo ricorda per forza. Anche chi vorrebbe farne a meno. Alberto Brignoli, per il grande pubblico, resta il portiere che il 3 dicembre 2017 segnò di testa il gol del 2-2 in Benevento-Milan. Una fotografia rimasta appesa nel tempo: palla che entra, Donnarumma battuto, panchina rossonera incredula. Era l’esordio di Gennaro Gattuso sulla panchina del Milan e, senza saperlo, anche l’inizio di una definizione eterna per chi quel gol lo segnò.
Da allora Brignoli non ha più fatto gol. In compenso ha fatto quasi tutto il resto. Oggi è il portiere dell’AEK Atene, ma ridurlo a una maglia sarebbe limitante. È uno dei pochissimi calciatori italiani ad aver partecipato a tutti i campionati: dalla Serie D alla Champions League, passando per C2, C1, Serie B, Serie A, Europa League e Conference. Un percorso completo, costruito senza scorciatoie, che racconta molto più di una singola giocata diventata virale.
Per capire cosa fa oggi Brignoli bisogna tornare all’inizio. In Serie D, al Montichiari, il debutto è già un racconto a parte: “Alla presentazione della squadra, quando hanno pronunciato il mio nome al microfono, sono svenuto”. Un inizio che sembra una metafora. In campo, però, arrivano 970 minuti di imbattibilità e un campionato vinto. Da lì la risalita prosegue tra C2 e C1, tra Montichiari e Lumezzane, con una vita condivisa in una casa ribattezzata “La Villa” e l’incontro decisivo con Davide Nicola, l’allenatore che lo lancia titolare.
La Serie B rappresenta la formazione vera. Ternana, Perugia, Palermo, Empoli. Errori inclusi. “Ero giovane, senza freni”, racconta. In una delle prime partite sbaglia un’uscita su rimessa laterale, si scontra con Fabio Pisacane e paga con un mese e mezzo di panchina. Il ruolo del portiere non perdona, e Brignoli lo impara sul campo, senza filtri.
Poi arriva la Serie A. Qui non ci sono alternative narrative: Benevento-Milan. Brignoli sale in area nel finale, colpisce di testa, segna. Lui stesso ammette di odiare i colpi di testa, di sentire il pallone come un oggetto ostile. “Sembravo Aldo in ‘Tre uomini e una gamba’”, dirà anni dopo. Quel gol lo consegna alla memoria collettiva, ma non ne fa una prigione. Per il decennale, scherza, gli piacerebbe fare qualcosa con Donnarumma sui social.
Oggi Brignoli gioca in Grecia. Con l’AEK Atene ha assaggiato l’Europa, tra Conference ed Europa League. In Conference è riserva di Strakosha, l’unica competizione in cui non ha ancora una presenza. In Europa League sceglie l’esordio contro il Villarreal, anche se ammette una verità poco comune: dopo aver vissuto la Champions, tutto il resto sembra avere “un velo di tristezza”.
La Champions, infatti, è il punto più alto. Marsiglia-Panathinaikos, agosto 2023. Il Vélodrome è assordante, il gol arriva dopo due minuti, poi i rigori. Brignoli para quello decisivo a Guendouzi. “È l’unica partita di cui ho appeso una foto a casa”. Non serve altro.
Fuori dal campo, oggi Brignoli è anche imprenditore. Ha fondato Auvi insieme a Michele e Federico Macheda: una società che supporta i calciatori a 360 gradi, dalla fiscalità alla preparazione mentale, dalla cura del fisico ai social. Un progetto nato anche da esperienze negative personali, da scelte sbagliate e da agenzie che, dopo il famoso gol al Milan, hanno promesso molto restituendo poco.
Resta la musica, una passione mai nascosta. Deejay per vocazione, più che per posa. Quattro ore in consolle scorrono più veloci di due partite consecutive in TV. Swedish House Mafia, Avicii, Solomun, Capriati. E poi le auto, le multe, una Jaguar F-Type e una patente ritirata con la firma del padre, ex terzo portiere della Cremonese e capo dei vigili del paese. Vita vera, senza costruzioni.