Allegri parla del momento del Milan, della corsa Champions e del suo futuro: ecco cosa ha detto in conferenza.
La squalifica gli ha impedito di parlare nel dopogara contro il Parma, ma il senso sarebbe stato quello. Max Allegri non è tipo da drammi pubblici, semmai da contabilità privata. E allora il concetto resta semplice: una sconfitta non può cambiare l’obiettivo, che resta il ritorno in Champions League.
Nel frattempo, però, i numeri girano. Nella sua testa si rincorrono, si sistemano, si adattano agli scenari. Non è il -10 dall’Inter che lo ossessiona. È un altro numero, più concreto: -17. I punti che, secondo i suoi calcoli, mancherebbero per blindare il quarto posto in caso di successo a Cremona. È così che Allegri legge il campionato: non inseguendo chi sta davanti, ma facendo i conti con la soglia minima necessaria per arrivare dove serve.
“Dopo sei mesi senza perdere, tutti abbiamo avuto il contraccolpo, martedì eravamo un po’ tutti rintronati”, ha spiegato l’allenatore. Parole dirette, senza giri. Poi la reazione: “Abbiamo fatto una buona settimana, cercando di pensare poco e correre molto. Prima o poi poteva capitare di scivolare, ora occorre tornare a spingere. È importante tornare alla vittoria”.
Il calendario porta a Cremona nel primo giorno di marzo. E marzo, Allegri lo ripete dall’inizio dell’anno, è il mese spartiacque. “A marzo ci siamo arrivati, e lo abbiamo fatto discretamente bene. Si poteva fare anche qualcosa di meglio. Adesso si decide la stagione, da domani inizia la discesa”. Non è una frase fatta: è la fotografia di un gruppo che ha costruito una base solida ma deve trasformarla in risultato definitivo.
Il riferimento all’Inter è misurato: “L’Inter sta facendo cose ottime e i nostri 54 punti sono quelli che meritiamo”. Nessuna polemica, nessuna fuga in avanti. Si lavora partita dopo partita. Anche quando ci sono quattro diffidati – Rabiot, Fofana, Saelemaekers e Athekame – con il derby all’orizzonte. “Non guardo le diffide, la partita più importante è domani”. Linea chiara.
Il bollettino medico non è secondario. “Gabbia è fuori e non ci sarà, speriamo torni il prima possibile, mentre a Loftus-Cheek hanno rimesso tutti i denti…”. Una battuta che alleggerisce. La notizia migliore riguarda Gimenez: “È in una buona condizione e può darsi che da questa settimana inizi a allenarsi con la squadra. Un bel segnale, un bel recupero”.
Davanti, il tema resta il gol. “Leao e Pulisic insieme? Stanno tutti bene là davanti, non so ancora chi farò giocare. Saranno importanti gli ingressi dalla panchina”. Leao e Fullkrug sono considerati “i due centravanti, con caratteristiche diverse”. L’idea non è fossilizzarsi: le occasioni si creano anche senza appoggiarsi per forza su una punta statica. Rafa, da centravanti, “si è mosso bene, ma tante volte non gli è stata data la palla”. È una lettura tecnica, non una critica.
E poi c’è il tema che aleggia: il suo futuro. Le voci si rincorrono, come sempre accade quando una stagione entra nel vivo. Allegri però non arretra: “Con la società c’è totale sintonia, ci confrontiamo e ci parliamo”. Ammette differenze di vedute – fisiologiche – ma ribadisce di essere “molto contento di essere tornato qui” e di aver iniziato “un lavoro con un gruppo meraviglioso”. Otto anni alla Juventus, cinque al Milan: “Si può fare un percorso importante anche qui”.
Infine il Var. Tema caldo. “Sono uscite delle nuove regole, un bel segnale”. Ma l’avvertimento è netto: le modifiche non devono essere fatte “tanto per farle”. E soprattutto: “Un episodio non può condizionare la partita”. Niente alibi, niente scorciatoie mentali. Se il Milan vuole chiudere davvero il discorso Champions, la strada è quella indicata dal suo allenatore: gestione degli imprevisti e continuità.