Doping nel calcio, rivelazione shock: “Una valanga di pasticche”

L’ex portiere ha raccontato retroscena del passato da brividi! L’argomento del doping sta tornando prepotentemente attuale?

La morte di Gianluca Vialli ha portato con sé uno strascico insensato di supposizioni legate al doping. Come se non bastasse il dolore per la scomparsa di un personaggio sportivo così stimato e importante! A scatenare le polemiche sono state le parole di Dino Baggio, ex calciatore che ha correlato la morte di Vialli al doping. Come se nella malattia di Gianluca ci fossero cause scatenanti collegate all’uso passato di sostanze dopanti.

Doping calcio
Doping nel calcio, le assurde dichiarazione dell’ex calciatore – MilanWeb.it

Da questo discorso, parecchio fastidioso aggiungeremmo, sono sorti tantissimi altri dibattiti sull’uso di sostanze illecite da parte dei calciatori negli anni tra gli 80′ e i 90′. Sono venuti fuori diversi retroscena. Rispetto ad oggi, è chiaro, c’erano molti meno controlli in quegli anni, e anche la scienza stessa era molto meno sviluppata. A dare prova della presunta esagerazione del doping nella seconda metà dello scorso secolo è stato Lamberto Boranga, ex portiere oggi esperto di medicina dello sport e cardiologia.

Boranga, finita la carriera di calciatore, si appunto contraddistinto per i suoi studi nella medicina. Oggi può dunque saper parlare, e anche molto bene, di certi argomenti. Le sue parole a Open hanno però aperto una grossa falla. Scioccanti le dichiarazioni.

Boranga: “Pasticchine e pasticcione”

Lamberto Boranga ha innanzitutto riportato alla memoria l’uso di farmaci che si faceva nel calcio quando lui era un giocatore in attività (60′-90′)“Ai nostri tempi si prendevano in continuazione pasticchine e pasticcone, era normale che il medico le prescrivesse: molte aumentavano la concentrazione durante la partita, la voglia di giocare, la spinta per correre. Tutto questo a un portiere come me specialmente faceva benissimo. Il micoren? Si tratta di un analettico respiratorio, in grado di aumentare l’atto respiratorio, aumentando così la resistenza. Ma il vero problema è quanto si sceglieva di acquisirne: alcuni giocatori prendevano anche 10 pasticche tutte insieme”.

Ed era proprio questo il problema secondo Boranga. Le quantità, troppo esagerate, di sostanze dopanti di cui si faceva uso. “Di Micoren c’erano anche le gocce, se ne mettevano 10 sulla zolletta di zucchero. Il problema anche lì e che molti calciatori ne prendevano oltre 20 e 30. Quando giocavo a Brescia ho visto compagni che ne prendevano una valanga. Lutilizzo smodato può avere effetti nocivi anche dal punto di vista epatico e del pancreas. Lo stesso meccanismo riguardava anche la creatina: se è accertato che 3 grammi al giorno migliorano l’attività muscolare, 20 grammi cominciano a fare lo stesso effetto di un anabolizzante”. Dichiarazioni che sicuramente hanno dell’assurdo, e che rendono davvero l’idea di come ci si trattava male un tempo anche nello sport!

Boranga nomina poi Vialli, ma senza le assurde supposizioni che lo hanno riguardato negli ultimi giorni. “Negli anni ’80, più o meno anche negli anni stessi di Vialli, arrivarono i corticosteroidi, molto usati: un gruppo di ormoni steroidei sintetizzati nella corteccia del surrene, diventati doping soltanto tempo dopo. Sono farmaci che attivano anche la parte del fegato e del pancreas. Il cortisone è un antinfiammatorio potente, che si somministra in maniera intra-articolare senza grossi effetti nocivi. Ma se si somministra intra-muscolo, come spesso succedeva, entra in circolo in maniera molto più pervasiva. Senza dimenticare il problema delle quantità”.