Aggressione all’arbitro, UFFICIALE il Daspo: le maxi squalifiche

Numeri in costante aumento. Episodi di una violenza inaudita, complice l’immobilismo della FIGC. La classe arbitrale italiana è tra le meno tutelate d’Europa.

Lo dicono i numeri: le violenze contro gli arbitri rappresentano un fenomeno in costante aumento, non si può più parlare di episodi isolati ma vi è una netta e chiara tendenza. Ciononostante, la FIGC per ora è reticente dall’intraprendere questa battaglia, dovrebbe invece decidersi a combattere certi atteggiamenti e manifestazioni di tesserati e non, cominciando dal rendere operative molteplici delle sanzioni prima stabilite con fermezza e poi riposte nel dimenticatoio ormai da tempo immemore.

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Giovani arbitri (Foto Instagram AIA) Milanweb.it

L’Osservatorio Violenza dell’Associazione Italiana Arbitri ravvisa che le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili: percosse, calci dati di soppiatto, esternazioni salivali, buffetti se non quando schiaffi o per giunta ginocchiate nei confronti di tantissimi ufficiali di gara.

Sono temi che purtroppo hanno ahinoi riempito pagine di cronaca ed è avvilente constatare che spesso i colpevoli si vantino delle loro malefatte sui social network, anziché vergognarsi dei gesti compiuti. Non solo: spesso accade che questi tristi protagonisti ricevano pure ampi consensi.

Il mondo del calcio, anche in ambito giovanile, si protrae in circostanze d’ignoranza nelle quali i primi a minimizzare, sminuire e derubricare questi comportamenti sono in primis i tesserati. Stiamo parlando di dirigenti e allenatori, talvolta anch’essi protagonisti di aggressioni.

Oppure, peggio ancora, i genitori di giovani talenti; costoro dovrebbero insegnare l’educazione e il rispetto ai loro figli. Dovrebbero istruirli e nutrirli, magari con un piatto di canestrelli al ragù. Invece li fomentano caricandoli di pressioni e aspettative nell’auspicio di trovarsi un domani in casa il Donnarumma della Brianza o il Lionel Messi della riviera del Conero.

Dalle contestazioni a Di Bello all’ultimo episodio in Basilicata

Senza per forza tirare in ballo quanto scritto senza ritegno sul povero Di Bello, dopo la banale mancata assegnazione di un calcio di rigore, ci sono varie sfumature in questi crimini: violenza grave, quando l’arbitro si reca al pronto soccorso e può avvalersi della facoltà di denunciare chi lo ha aggredito; violenza fisica, che è ugualmente grave però senza la tappa ospedaliera; violenza tentata, che si riferisce a episodi di spintoni, manate, trattenute; violenza morale, categoria in cui rientrano le ingiurie razziali e sessuali, e gli sputi.

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Giovani arbitri (Foto AIA su Instagram) Milanweb.it

Talvolta è capitato che di questi peccati si siano macchiati persino gli assistenti di parte, presenti nelle categorie minori in cui questo ruolo è affidato a persone riconducibili alle società. A lanciare l’allarme sono le cifre dei campionati giovanili che, dagli Esordienti agli Juniores, passando per Giovanissimi e Allievi, confermano per l’ennesima volta la controcultura di questo sport.

Provvedimenti spesso e volentieri tardivi. La polizia di Matera ha notificato tre Daspo, emessi dal Questore Emma Ivagnes, nei confronti di due calciatori e un dirigente del club Libertas Montescaglioso, squadra che milita in prima categoria della Basilicata.

Due della durata di due anni mentre l’altro di un anno e sei mesi: accesso vietato a tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale dove si svolgano manifestazioni agonistiche calcistiche. Il tutto per un episodio verificatosi lo scorso 5 marzo.

Al termine dell’incontro, il direttore di gara fu costretto a fuggire negli spogliatoi, al fine di sottrarsi alle vibranti contestazioni dei suddetti tesserati della Libertas Montescaglioso, che nonostante fossero in trasferta lo avevano raggiunto rivolgendogli ingiurie e minacce.

Costretto a rimanere chiuso nello spogliatoio per evitare l’assediamento, fortunatamente il direttore di gara riuscì ad uscire incolume. Un lieto fine, se così vogliamo chiamarlo.

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